Storia


LA STORIA DELL’ABBAZIA


Timeline

  • 1033 – Porta questa data il primo documento che nomina l’Abbazia di Sant’Urbano, verosimilmente fondata intorno al Mille. Ancora da accertare una sua preesistenza di epoca romana o un tempio pagano ancora più antico.
  • 1226 – I continui scontri di potere con la vicina città di Apiro, culminano in un incendio che distrugge parte della chiesa. La ricostruzione successiva dona all’Abbazia l’attuale struttura su due livelli.
  • 1441 – Un Decreto Papale unisce l’Abbazia Benedettina di Sant’Urbano a quella di Val di Castro, gestita
    dai monaci Camaldolesi.
  • 1810 – Napoleone in Italia abolisce gli ordini monastici e ne trasferisce le proprietà allo Stato.
  • L’Abbazia passa in mano a diverse famiglie, ultima quella Rossi che trasforma gli ambienti a lato della chiesa in azienda agricola asservita ai mezzadri.
  • 1978 – Gli ultimi eredi della famiglia Rossi donano l’Abbazia al Comune di Apiro, che ne è attuale proprietario. Gli ultimi contadini ad abitarla sono i Chiodi, nonni materni di Enrico Loccioni.
  • 1992 – Il Comune di Apiro restaura completamente l’Abbazia grazie ai fondi europei. Parte di essa è destinata ad attività ristorativa e ricettiva: l’attuale Laboratorio di Ospitalità.
  • 2017 – Comune di Apiro e impresa Loccioni lanciano il progetto Valle di San Clemente, cui scopo è valorizzare l’Abbazia e contrastare lo spopolamento del territorio con il lavoro. Nasce l’infopoint attiguo all’Abbazia.
  • 2021 – La Scuola di Sant’Urbano torna ad essere uno spazio di formazione e futuro per il territorio.

Architettura

L’Abbazia di Sant’Urbano, costruita in pietra arenaria, è un caratteristico esempio di arte romanico-gotica.

All’interno, l’elemento originale è il muro che divide l’aula, ovvero lo spazio ai piedi delle scale d’ingresso, dal presbiterio. Questo muro, detto iconostasi, rappresentava un limite invalicabile che separava lo spazio pubblico da quello riservato ai monaci e all’ufficio divino.

L’aula presenta un ampio atrio a crociera diviso in tre navate, separate da due pilastri quadrangolari i cui capitelli presentano decorazioni simboliche, geometriche e floreali, ma anche scene di combattimento e di caccia. I tre affreschi, risalenti al XIV secolo, situati alla destra dell’ingresso al presbiterio e sopra l’accesso alla Cripta, raffigurano rispettivamente Sant’Urbano in cattedra, la Crocefissione e la Madonna con il bambino.

Il presbiterio forma quasi una chiesa a sé, simile all’aula per la presenza di navate laterali di stile romanico e quella centrale di stile gotico. Nella navata destra del presbiterio è visibile un’iscrizione che attesta la ricostruzione della Chiesa dopo la devastazione, ricostruzione databile attorno alla seconda metà del XIII secolo.

La cripta, costituita in origine da cinque navate, oggi è ridotta a tre per l’erezione di due muri costruiti con il probabile intento di rafforzare la struttura. Davanti l’abside della navata centrale si eleva un altare di forma quadrata nella cui pietra è incisa l’epigrafe datata 1140, anno in cui venne indetta l’indulgenza plenaria. Inoltre, la navata laterale destra della cripta, nel periodo della mezzadria, fu separata dal resto dell’Abbazia e annessa all’azienda agricola, con la funzione di cantina.

All’esterno, il portale di ingresso conserva residui di quattro pilastri e colonnine sormontate da capitelli decorati e foglie stilizzate, testimonianza dell’antica facciata romanica. L’elemento di maggior rilievo è il complesso absidale posteriore all’entrata dell’Abbazia, composto da un grande abside centrale e da due laterali più piccoli, tutti e tre semicircolari e animati da una decorazione a semi colonnine e ad archetti pensili.

All’interno dell’infopoint è conservato un tratto di pavimentazione risalente al XVII secolo, con una struttura circolare che probabilmente era una fonte battesimale.

La Valle di San Clemente